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III ITINERARIO DELLE STELLE: SANTA MARIA ASSUNTA DEI GESUITI

(Situato nel sestriere di Cannareggio, in Campo dei Gesuiti, non lontano dalle Fondamenta Nuove).
Gli apparati ornamentali lapidei all’interno della chiesa di S Maria Assunta dei Gesuiti, frutto di un lavoro dettagliato, minuzioso e paziente, ci stupiscono per la loro esuberanza ornamentale e il loro fasto. Gli artigiani che operarono qui, furono indirizzati dalla ferma morale Gesuita che volle la chiesa come un luogo dove la cerimonia sacra, spettacolare e memorabile, circondata da un grande fasto liturgico, doveva risultare di sicuro effetto propagandistico. Le finalità più spiccatamente religiose e quelle politiche in senso lato, non risparmiano l’architettura chiamata ad inseguire il fine pratico dell’imporre, del persuadere, del meravigliare. Alle pietre di varia natura geologica fu affidato il compito di ridisegnare le trame dei tessuti settecenteschi affidandoli alla fermezza di una materia che, per eccellenza, da sempre è stata associa all’idea dell’immutabilità. Dal punto di vista storico, prima di approfondire ulteriormente l’aspetto tecnologico di tali manufatti, è utile conoscere alcune notizie relative alle vicende dell’edificio.

Secondo alcune fonti la chiesa originale venne eretta e dotata di terreni, acque e paludi. Successivamente ad essa venne annesso un Ospitale per la cura dei poveri infermi. Al rientro dei gesuiti a Venezia dopo l’interdetto papale e la conseguente espulsione della compagnia, la Serenissima vendette ai Gesuiti l'intero complesso,costituito da una chiesa, un ospedale e un convento. Ma per i Gesuiti la vecchia chiesa dei Crociferi non era sufficientemente grande. Così nel 1715 la abbatterono e costruirono il loro tempio, una chiesa a croce latina, pianta tipica delle chiese dei Gesuiti che venne consacrata nel 1728.

L’uso di decorare le pareti e le colonne della chiese con tessuti di pregio risale ai tempi pre Carolingi. Allora i colori dei parati e dei tappeti dovevano essere forti ed efficaci, ma non chiassosi. Attraverso le varie epoche ai motivi tradizionali si associarono simbologie e significati nuovi, così come ai loro colori: il bianco rappresentava la purezza, il rosso la carità, il verde la vita di orazione. Durante i secoli XVII e XVIII Venezia fu città dalla fiorente produzione tessile, specializzata nei tessuti di seta e nei velluti e caratterizzata da una vivace fantasia nell’invenzione dei motivi floreali. Derivarono da questa tradizione le precise indicazioni e i riferimenti che gli artigiani riproposero elaborando i decori lapidei della chiesa di S Maria Assunta dei Gesuiti. Si possono riconoscere oggi nei "tessuti di pietra" della chiesa che dobbiamo immaginare finiti a lustro e resi lucenti dalla perfetta levigatura delle superfici, precise strutture grafiche derivate dall’antico, unite con sapienza ad un sorprendente apparato scenografico. La tipologia tessile rappresentata negli intarsi delle pareti e del pulpito ricopia i damaschi veneziani del XVIII secolo, con motivi di grandi steli, rami incurvati, foglie arricciolate, fiori e frutti, composti in un grande modulo decorativo. La moda per tali raffinati, costosi, rappresentativi lavori di pazienza e ingegno, ha radici lontane ed è legato inevitabilmente alla rappresentazione dello status sociale. Nel caso di Venezia, queste opere sembrano restare un po’ marginali rispetto al desiderio di "ornato" che, invece, ha da sempre qualificato e resa unica l’architettura locale. Assume quindi particolare interesse in questo ambito il decoro lapideo interno della chiesa dei Gesuiti che porta in sé le radici delle tradizioni romane, il gusto del collezionismo uniti insieme alla potenza declamatoria della fede gesuita.

Prima di dirigere la nostra curiosità altrove sarà interessante soffermarci un momento, perché le sorprese non mancano, sugli abilissimi artigiani senza volto che di tali opere scolpite sono spesso anonimi autori. La loro confraternita nasce sotto l’egida dei “Santi Coronati” nel 1307 e diventa potente dopo aver ottenuto l’incarico di ricoprire la città con la pietra. Gli affiliati si riunivano inizialmente in una stanza dell’ospedale di S. Giovanni Evangelista ed avevano lo scopo manifesto del mutuo reciproco soccorso. L’arte dei tajapiera (la cui confraternita comprendeva anche gli architetti ) si divideva in quattro gradi: garzoni, lavoranti, maestri, padroni di officina. Tra gli strumenti in uso dei "tajapiera" c'era lo scalpello che serviva per iniziare a scolpire il blocco grezzo, le punte adatte ai lavori più imponenti, gli scalpelli di varie misure, i martelli per le superfici da squadrare  o da raddrizzare ed infine i compassi, altamente evocativi per quanto riguarda questa confraternita con  le finalità dei massoni. Quest’ultimi “eredi dei Templari” ritrovarono nella scuola veneziana dei Tajapiera il loro più pertinente riscontro. Una volta evocati i Templari, non ci resta che chiudere il cerchio. Santa Maria Assunta infatti, prima di venire ricostruita e diventare chiesa gesuita fu sede dell’Ordine dei Cruciferi. I Cruciferi furono frati dediti alla cura dei pellegrini diretti in Terrasanta e come tali, probabilmente così come i Giovanniti integranti nell’organizzazione dei Templari.
Quello che ora dobbiamo fare è di chiedere alle stelle cosa intendano suggerirci con queste associazioni.

SULLE TRACCE DEI TEMPLARI A VENEZIA
Già nel 1187 si può rilevare la presenza dei Templari a Venezia. E’ di quell’anno il lascito di un terreno in località Fossa Putrida destinato all’edificazione di una chiesa dell’Ordine e la costruzione nell’area dell’Ascensione di San Moisè della chiesa di San Giovanni in Bragora destinata a diventare la prima sede del Priorato. In epoca templare Venezia era uno dei porti più importanti nell’accoglienza dei pellegrini diretti in Terrasanta. Da ciò nacquero importanti rapporti di alleanza tra templari e Senato della Serenissima che portarono alla costituzione di ben 135 ospitali specificatamente dedicati e alla realizzazione di una flotta impegnata esclusivamente nel trasporto dei viandanti in transito. La presenza templare a Venezia rimane oggi attestata da molte tracce disseminate in molti diversi luoghi della città. Nella chiesa di san Pietro di Castello si disse venne conservato il Sacro Graal, così come esiste un’ipotesi che vedeva i Templari come il braccio armato del priorato di Sion. Distinguere in questi avvenimenti la realtà storica dalla leggenda è impresa ardua ma rimane il fatto che quest’Ordine, fondato da Goffredo di Buglione divenne in seguito l’Ordine dei Cavalieri di Malta e che la sua attuale sede si trova nella Chiesa di san Giovanni in Bragora. Tracce certe della presenza templare si possono invece riscontrare a Palazzo Vendramin Calergi ove si trovano scritte le prime parole di una frase che era una modalità della comunicazione templare (Non nobis domine!) e nella Chiesa di Maria Maddalena a Canareggio, carica di simboli che rimandano a questa tradizione. Molti simboli templari, legati all’alchimia ed in seguito ai Rosacroce, si possono trovare infine osservando attentamente la Basilica di San Marco. Nel Campo dei Leoni, incastonati alla parete della chiesa, vi sono i medaglioni alchemici, mentre dall’altra parte i Tetrarchi sono retti da un basamento che riproduce le sembianze di due putti e due draghi,anch’essi simboli riferibili all’alchimia. Ma ciò su cui mi riprometto di attirare la vostra attenzione, si trova in un’altra parte della città:

LE TRIPLICI CINTE
Avreste mai immaginato che il tanto popolare gioco della tria o filetto riproducesse una simbologia enigmatica che ancora si sta tentando di chiarire? Di fatto del disegno su cui poniamo le pedine e che si chiama triplice cinta, noi non vediamo che l’aspetto ludico ma, l’enorme diffusione di questo simbolo in tutte le zone percorse dai Cavalieri Templari ed i luoghi stessi ove questi segni furono posti, costringono a cercare nuove spiegazioni. Di triplici cinte ne sono state trovate in molti differenti luoghi. L’ipotesi che viene avanzata è che esse, oltre al gioco, nascondessero una conoscenza esoterica dei luoghi in cui vennero disegnate. Esemplari di tale trama sono stati ritrovati in molti zone del pianeta ed appartenenti ad epoche diverse: ve ne sono di risalenti all’età del bronzo. Ma la più ampia diffusione risale al Medioevo. Nelle cattedrali gotiche, certamente frequentati da templari, se ne riscontano in numero considerevole. Diverse interpretazioni sono state proposte nel tentativo di decodificare questo segno. Renè Guènon, ad esempio, le interpreta come la rappresentazione dei tre grandi stadi iniziatici delle scuole esoteriche. Certo rimane tutto da dimostrare ma che si tratti di semplice gioco o di linguaggio cifrato per iniziati, rimane affascinante percorrere Venezia anche andando otre ai suoi significati consolidati, calandoci nella sua storia per rinnovare il suo presente.
A Venezia si ritrovano due triplici cinte: una all’interno della Basilica di San Marco e l’altra incisa su una panca in marmo accanto alla Scuola Grande di San Rocco

 

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