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I° ITINERARIO DELLE STELLE: LA BASILICA DEI FRARI

Campo dei Frari 041 2771008
I lavori di costruzione della nuova chiesa, la terza che i francescani erigevano nello stesso luogo, iniziarono nel 1330 con un progetto che prevedeva di costruire un fabbricato composto da tre navate, un transetto e sette absidi. Più tardi, grazie alla generosità di Giovanni Corner venne eretta la cappella di San Marco con l'aggiunta dell'ottava abside. La costruzione della chiesa andò per molto tempo a rilento, tanto che la facciata fu finita nel 1440, mentre l'altare nel 1516. Essa venne consacrata il 27 Maggio 1492 al nome di Santa Maria Gloriosa dei Frari. La chiesa attuale è in mattoni a faccia vista in stile gotico italiano. L'interno contiene l'unico recinto presbiteriale ancora in loco in tutta Venezia.
Nella basilica dei Frari viene riproposta la prassi, un tempo gloriosa, del doppio coro, imperniata sull'esistenza dei due organi contrapposti e così tipica dello stile musicale a Venezia dei secoli XVI e XVII. Questo dei Frari è l'ultimo esempio superstite a Venezia - e uno dei rarissimi in Italia, - di due cantorie con organi storici perfettamente restaurati e funzionanti. La Basilica dei Frari è unica nel suo genere, sia per la ricchezza di opere d’arte custodite che per la quantità ed importanza di monumenti funebri, ma non è solo per questo che le stelle ci stanno conducendo per questa via.
Tra le opere custodite vi è nella sacrestia la “Madonna e Bambino con i Santi Nicola di Bari, Marco e Benedetto” di Giovanni Bellini e su questa opera straordinaria e sull’enigma che le opere di questo pittore racchiudono, vi invito a concentrare la vostra attenzione.

LA MADONNA DEL BELLINI

Giovanni Bellini è quasi certo fosse un figlio bastardo adottato dalla famiglia Bellini. Un figlio illegittimo, più giovane degli altri fratelli acquisiti. Ciò rende plausibile che nella lunga “teoria” di Madonne con figlio dipinte durante la sua carriera egli cercasse il senso di una relazione che gli accadimenti della vita gli avevano negato. Nel dipingere le Madonne con il figlio bambino, adulto e morto, è possibile che egli intendesse indagare il legame profondo che lega madre e figlio in un abbraccio che giunge fin dentro alla morte. Maria con il figlio, la storia di un amore destinato a concludersi nello strazio, di un amore contagiato dalla morte. Nell’opera custodita nella sacrestia della Chiesa dei Frari, la relazione drammatica è meno evidente che non in altre tele del pittore. La posizione della Madonna assisa sul trono e contornata da santi in adorazione, ha lo scopo manifesto di una glorificazione. Ma l’azzurro del manto, lo splendore dei fondi oro e arancio, la complessa variazione cromatica di certi dettagli, il tenue rossore dell’ incarnato, la trasparenza delle pennellate non bastano a celare una profonda e tragica consapevolezza che traspare nello sguardo della donna. Seppure il bimbo sia eretto e forte, e protetto tra le sue mani, lo sguardo non concede nulla alla dolcezza. Le mani della vergine rimangono un’interrogazione che attraversa il tempo. Mani che non contengono un figlio ma un’ idea, la stessa idea che pare attraversarne lo sguardo. Ci attenderemmo una presa salda, la volontà di trattenere il destino, ma così non è: in quelle mani vi è la consapevolezza di un tempo compiuto. Il presentimento è già diventato consapevolezza e negli occhi si scorge il sentimento del dolore e della morte, di un destino irreversibile. Quel bimbo che Maria non guarda è già morto, è deposto dalla croce ed è posato sul suo grembo. Solitamente Bellini, nella definizione degli incarnati, differenziava le figure maschili da quelle femminili. Nel primo caso, per i santi, gli dei o i satiri le tonalità erano scure, per le Madonne, dee e ninfe, egli utilizzava tinte rosate e chiare. Ma vi è sovente qualcosa che turba questo ordine. Osservando con attenzione “ le pietà “, noteremo come il livore del figlio morto paia lentamente migrare verso il volto di Maria, come essa appaia dissanguarsi nel contatto, come la morte paia estendere il suo contagio alla donna e a ciò che la circonda. Oltre alla bellezza e al fascino della luce-colore, le Madonne del Bellini riservano quindi contenuti universali; esse intrecciano un dialogo con il tempo che va ben oltre la superficie. Esse rivelano, di un maestro della pittura religiosa animato da una profonda sensibilità laica, di un artista che nulla concede al sentimento della salvezza, dipingendo Madonne e bambini nella loro più intima e commovente umanità.

 

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