V ITINERARIO – VENEZIA PORTA D’ORIENTE
Venezia città di minareti, di cupole bizantine,di sogni languidi,città delle spezie e dal profumo d’oriente. Venezia che guarda a levante, verso il sole nascente,approdo rivolto al favoloso Catai e porto accogliente per ebrei ed armeni. Venezia “frontiera liquida” tra due mondi apparentemente antitetici. Armeni ed ebrei popoli della diaspora, un destino comune, una comune meta: Venezia. Due popoli in fuga che trovano nella Serenissima distinta accoglienza. Con gli armeni, la città ha da sempre un occhio di riguardo. Avamposto cristiano in Asia, l’Armenia è fondamentale per il commercio ed i suoi abitanti in fuga trovano a Venezia una seconda casa. Diverso destino tocca agli ebrei:le prime tracce di una loro presenza organizzata nella città risalgono al 1396, quando la popolazione di religione ebraica ottiene al Lido, per poter seppellire i propri morti un terreno confinante col convento di San Nicolò. E’ più tarda (1516) la decisione della Serenissima di istituire il ghetto cioè un luogo dove contenere una minoranza utile, ma non troppo amata. Il primo nucleo di fondatori del ghetto comprende ebrei di provenienza tedesca e altri veneti ed italiani. Ad essi andranno nel corso del tempo ad aggiungersi i levantini e gli spagnoli. La loro funzione precipua sarà quella di prestatori ad usura ma verranno apprezzati molto anche come medici. E’ infatti per la loro utilità che La Repubblica li accoglie, visto che l’usura è proibita ai cristiani e non vi sono i Monti di Pietà. La Repubblica non fu mai tenera con loro e li costrinse sovente a restrizioni. Al tramonto gli ebrei venivano isolati nel ghetto e vigeva il divieto di circolare per la città in occasione delle feste cristiane. Con il passare del tempo, il ghetto finì per ospitare, tutti figli della diaspora, ebrei di differenti etnie. Fu così che si trovarono a confronto, provenienti da diverse elaborazioni e vivificate da nuova linfa, le antiche tradizioni magiche e segrete che andarono con il tempo ad innestarsi nel tessuto culturale della città. Le opere del sacerdote veneziano Giovanni Agostino Pantheus crearono per la prima volta un sincretismo tra Alchimia e Kabbalah. Molti studiosi appresero le scienze occulte proprio a Venezia. Se nello Stato Vaticano o in altri stati le scienze alchemiche erano strettamente perseguitate, a Venezia vigeva una tolleranza che permise a molti liberi pensatori di confrontare le proprie esperienze e di continuare gli studi. Ciò produsse grande fermento intellettuale ed una fioritura di pubblicazioni specialistiche. La Venezia dell'epoca poteva considerarsi come il centro di irradiazione della rinnovata corrente che presentava il processo alchemico sia come esperienza interiore di rigenerazione che come progetto politico capace di ispirare un nuovo stato basato più sulla Saggezza che sulla Potenza.L’ANTICO CIMITERO EBRAICO DEL LIDO
Per informazioni: Museo ebraico 041 715359 .Un tempo agli uomini spettava un grandioso destino. Il cielo copriva, la terra sosteneva e all’uomo toccava il compito simbolico della loro armonizzazione. Sia in Oriente che in Occidente l’uomo si sentiva parte di questa triade. Per molto tempo e a tutte le latitudini gli uomini hanno costruito templi e case guardando al cielo e scrutandone ogni segno ed hanno orientato le loro opere affinché il loro abitare si specchiasse e trovasse ispirazione e consiglio nella perfezione del cosmo. Con il passare del tempo terra e cielo mutarono il loro significato originario e le città divennero specchio esclusivo dell’uomo. Nuove utopie narcisistiche ispirarono i progetti ed ogni cosa perse la molteplicità di sensi che da sempre aveva portato con sé. Venezia è invece altra cosa : non vi è un progetto alla base della sua realizzazione e nessun uomo ha scrutato il cielo per orientarla in funzione dei movimenti celesti. Venezia nasce fin dall’inizio concepita dal cielo. Questa città arcipelago ha adottato la forma dedalica propria delle terre affiorate dall’acqua. Essa incontra il suo proprio disegno tra i ghebi e le velme, tra alvei fluviali e barene. All’interno di questi segni in perenne trasmutazione gli uomini fissarono il loro intreccio di percorsi, una specie di rete che doveva imprigionare ciò che vive ed è per sua natura mutevole. Così facendo sulla pianta della città che via via si realizzava, si andarono a fissare simbolicamente dei significati.
Il gioco che ora andrò a proporvi nasce dalle considerazioni che vi ho sopra esposte. Se, come abbiamo detto, la città ha origine sui terreni che il movimento delle maree lasciava scoperti e se tali movimenti sono determinati dal cielo, diviene lecito guardare verso l’alto per cercare nuove suggestioni. Ora, nel caso vogliate seguirmi su questa strada, il mio invito è quello di cercare un’immagine bidimensionale della costellazione dell’acquario e di andarla a sovrapporre alla pianta della città. Se eseguirete questo compito un po’ matto, vi accorgerete quanto le due immagini tenderanno a sovrapporsi. A questo punto non vi sarà difficile costruire il vostro personale itinerario guidati dalle stelle. Ogni stella infatti vi indicherà un luogo da andare ad esplorare, una storia da approfondire e ciò vi consentirà di attraversare la città ed i suoi segni ispirati da nuovi stimoli e con “le pupille intinte nell’asciutta pioggia di neutrini che dilava l’universo intero”
