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IV ITINERARIO – LE BARCHE DI CHIOGGIA

(Per avvicinarvi alla vita delle genti della laguna e alla loro storia)
Tutte le imbarcazioni da pesca della marineria di Chioggia ed in particolare i "bragozzi" (’imbarcazioni da pesca, a vela e remi, più diffusa in tutto il medio e alto Adriatico. Lungo dai 9 ai 16 metri, aveva due alberi armati con vele “al terzo” e un lungo timone che faceva anche da piano di deriva). portavano dei simboli, tramandati di generazione in generazione dipinti nelle vele. Tali segni avevano lo scopo principale di indicare a distanza e con precisione il nome del proprietario dell'imbarcazione. Da tali segni distintivi, nel corso del tempo, venne creandosi una specie di araldica popolare, libera di esprimersi senza alcun vincolo formale. Sino alla metà del secolo scorso , i chiggiotti più poveri, dalla sommità del campanile della chiesa di San Domenico, quando le condizioni del tempo creavano apprensione, erano soliti scrutare il ritorno dei pescherecci dal mare in tempesta. Dai simboli dipinti sulle vele riconoscevano i proprietari e potevano annunciarne ai famigliari dei pescatori in arrivo, dello scampato pericolo. Per tale servizio ricevevano una mancia, nella forma di una porzione di pesce che in dialetto veniva chiamata "nansaura". E’ interessante sapere che la tradizione di dipingere le vele e riscontrabile solo nell’Adriatico e non esiste in nessun altro mare. Ma l’ornamento delle barche non terminava sulle vele. Per tradizione anche gli scafi si prestavano a diventare mezzo di una comunicazione simbolica affascinante. Le imbarcazioni chioggiotte sono da sempre ornate da segni e talismani che inclinano alla magia. I principali di questi segni sono il vellus, il pentaculus e l’oculus. Il primo è un simbolo propiziatorio che in genere era posto sulla sommità del tagliamare e che consisteva in una scultura di un animale sacrificale. Vi è poi il pentaculus, una stella a cinque punte spesso iscritta entro un cerchio che dall’antichità più remota ha una valenza talismanica. Esso agirebbe indirettamente e preventivamente, azionando forze cosmiche capaci di garantire protezione. L’oculus (occhio) è invece un elemento decorativo posto ai due lati della prua che manifestava la sua potenza solo in caso di pericolo.
Chioggia ha conosciuto molte generazioni di esorcisti, spesso vecchi pescatori il cui mandato tradizionale consisteva nello scongiurare le insidie del mare attraverso riti e formule magiche che perlopiù venivano praticati in prossimità delle barche. Camminando oggi lungo le rive vi sarà difficile immaginare il passato ma potrete ancora incontrare vecchi intenti ad aggiustare le reti da pesca e ritrovare nei loro occhi e nei loro racconti le medesime emozioni che animavano i loro padri ed i loro nonni. Non incontrerete più i canevini, donne ed anziani che non potevano andare in mare e che si rendevano utili filando ed intrecciando con un lavoro simile a quello con l’uncinetto, le fibre naturali, per ottenere le maglie delle reti da pesca ma ritroverete delle botteghe che propongono le riproduzioni degli ex-voto dei pescatori, oggetti naive straordinari, che in un’unica immagine sapevano sintetizzare interi drammatici eventi.

 

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