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I° ITINERARIO - VERSO NESSUN LUOGO

LA LAGUNA DI VENEZIA

Le lagune da sempre si formano e scompaiono. L’intero arco costiero adriatico fu soggetto alternativamente ad inondazioni fluviali, ad ingressioni e trasgressioni marine legate ai cicli climatici nel corso del lungo processo di arretramento della costa. Questo è avvenuto un po’ alla volta, con il passaggio dalla terra al mare, processo la cui fase intermedia è la laguna. E’ così che le lagune, nella loro condizione provvisoria, tendono costantemente verso nuovi equilibri. La distesa della laguna, straordinariamente primordiale, cinge la città e la penetra: Venezia sembra dissolversi nella natura. La laguna veneziana è una continua creazione culturale di enorme complessità, prodotto di forze geofisiche, fluviali, marine, eoliche e dalle maree. E’ un ambiente di opposizione e flusso: laguna e mare, fiume e marea, acqua dolce e sale, correnti torbide e chiare, le cui forme sono soggette a costante alterazione. Spazio delle metamorfosi, la laguna è il luogo ove ogni cosa , con la migrazione silente delle sabbie, muta costantemente. Visibilmente e no agisce il caos su Venezia, città cosmo per eccellenza. Quando in sizigia le velme riflettono i raggi della luna e quando poi scompaiono le barene affogate nell’acqua, a Venezia le calli diventano canali e le piazze laghi. Nessun’altra città respira dello stesso profondo, viscerale respiro del cielo. Città pesante di pietre e marmi, eretta su suoli molli bagnati ed instabili, Venezia è stata costruita tra acqua e cielo come nostalgia di una città di terra.

L’ARCIPELAGO VENEZIANO

Ecco …… appaiono isole, borghi marini,monasteri, improbabili scorci di una campagna che non ti aspetteresti di trovare in mezzo all’acqua. L’arcipelago è il luogo delle molteplici verità che tanto poco siamo disposti ad accogliere. E così mentre lentamente navighi e mollemente tessi il tuo filo tra un’isola e l’altra, d’un tratto ricompare la nostalgia o forse solo la seduzione della città. Ma la città si rivela nella sua assenza, nello sforzo che sei chiamato a fare per ricercare il segno comune che sappia connettere luoghi che appaiono fuori dal tempo e dallo spazio. Nello sforzo che dovrai fare per mettere in relazione, per far dialogare, le molte isole che abitano la laguna. Venezia, sullo sfondo, resterà solo intuibile. Navigando lungo rotte d’acqua che congiungono e separano ad un tempo, t’imbatterai nel molteplice, verso quel limite che deciderai di oltrepassare o di accogliere in te. Ma dovrai fare attenzione perché questo “mare” ha una corrente che trascina e che trasforma …..e” l’acqua non può risalire la corrente per ritornare alla sua fonte”. Quando sei partito sei partito.

L’ACQUA

Le acque della laguna sono dormienti, seguono il moto cadenzato delle maree, abbacinate dal sole, adombrate dal passaggio delle nuvole, molli e quiete, solo in presenza dei venti più forti vengono colte da un’inquietudine, da una frenesia che le fa correre sulla superficie. Ora biancastra, ora verde olivo, ora scura come vino, quest’acqua impone il suo ritmo. Né sogni veri né ingannevoli visitano questo spazio. Le onde di questo mare interno non hanno mai la forza delle onde marine ma compensano la possanza con una intensa frequenza e con una maggiore velocità nello spostamento. Acqua, sostanza liquida versata sugli occhi e sul corpo di Venezia che scioglie la città e la avvolge e lega solidamente come la più stretta delle costrizioni. Una forza segreta agisce dentro la città: l’acqua la penetra in ogni sua fessura, una forza segreta agisce e come un fantasma viene assorbita dai muri e tracima dai tombini. La gente di qui ha assunto nel parlare i ritmi quieti di questa laguna; ogni parola come liquido versato si dilata e diviene un invito a prendere la vita con calma. Fermatevi quindi e dedicate un po’ del vostro tempo ad ascoltare le parole della gente di laguna che portano in sé il ritmo cadenzato del mare e dei molti dialetti del Mediterraneo.

IL SOLE

Il sole nella laguna non nasce né tramonta dall’acqua. L’alba compare tra gli alberi delle lunghe isole che compongono la fascia costiera e tramonta per chi si trovi ad ovest della città tra le ciminiere di Marghera. Ma vi è un segreto che la città svela alle persone attente e che possono disporre di una house boat. Cercate un ormeggio nel bacino di San Marco, in prossimità dell’Isola di San Giorgio e godete del tramonto che diventa incandescente quando il fuoco si raccoglie tra le cupole barocche della Chiesa della Salute mentre si accendono le luci a San Marco e sulla Riva degli Schiavoni. Non vi è albergo, nemmeno il più rinomato che possa offrirvi tanto.
S. Maria della Salute fu eretta da Baldassarre Longhena per conto della città che con questa offerta votiva intendeva ringraziare la Vergine per la cessazione della peste. Tutte le opere di questo genio dell’architettura sono caratterizzate da un gusto particolare della luce. Le sue opere vanno viste a diverse ore del giorno, in stagioni e con illuminazione diversa: non senza stupore ci si accorgerà della varietà delle soluzioni adottate e delle situazioni imprevedibili che si verificano sotto ai nostri occhi. Questa luce lagunare che più di altre salva gli uomini dal loro isolamento notturno, avvicinando lontananze, intessendo affinità, stabilendo analogie tra le cose lontane è la stessa mobile rete che avvolgeva lo sguardo di questo genio dell’architettura.

I VENTI

Non aspettatevi l’odore del mosto né quello della legna messa ad ardere nei caminetti. Non aspettatevi l’odore dei fiori perché le piante erbacee che crescono nell’acqua salmastra e che fioriscono a fine estate non sono profumate. I venti che normalmente trascinano gli odori e con gli odori annunciano il passaggio delle stagioni qui non sono gravidi dei segni della presenza umana. Molti scrittori che hanno narrato di Venezia hanno descritto, non senza disgusto, l’odore della putrefazione delle alghe e degli altri organismi marini, lasciati a secco dalla bassa marea e dalle stagnazioni estive. Nelle loro parole non si era ancora spento l’eco dei secoli che ci hanno preceduti e che “nei miscugli ribollenti, teatri di singolari fermentazioni e trasmutazioni” non vedevano che un impasto micidiale, evocatore degli abissi infernali, portatore di contagio, che in periodo di bonaccia trasformava i porti riparati e le baie in cimiteri marini. Anche questa associazione deve aver contribuito a creare il mito decadente che accompagna la città. Ma gli odori “nauseanti” che vi capiterà di sentire non sono altro che gli odori della vita, del fluido che ancora attraversa la città senescente e che la anima nel profondo; del legame inscindibile che queste opere dell’ingegno umano hanno con la natura che le circonda e le penetra.

Da - L’Altra Venezia - di Pedrag Matvejevic “ Il vento più frequente è lo scirocco, umido e caldo in estate, soffia da sud-est portando a volte con sé tracce delle sabbie africane; unendosi all’alta marea, spinge dal mare aperto molta acqua salata nella laguna. La bora è più debole di quella triestina; talvolta si trasforma in una tramontana molto sgradevole. Il libeccio si distingue poco dal garbino, ma talvolta viene con colpi violenti. D’inverno soffia talvolta, con nebbia o neve, un vento particolare, chiamato sinibbio – che taglia la faccia e rade la guancia –“.

Venezia
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